La Leva di Archimede

Associazione per la libertà di cura e corretta informazione

L’attacco di panico è un’eccessiva reazione fisica e psichica dovuta a quello che noi percepiamo come un pericolo (ansia), anche se in realtà non è tale.
Si distingue per tre caratteristiche principali:
- consiste in una intensa apprensione, paura e ansia;
- arriva di solito quasi improvvisamente;
- ha, generalmente, una breve durata.
Quando gli attacchi di panico sono ricorrenti, si parla di "Disturbo di panico".
I sintomi fisici più comuni sono:
- sensazione di soffocare;
- sensazione di groppo alla gola;
- sensazione di non riuscire a respirare, e quindi respirazione affannata;
- battito del cuore accelerato;
- dolori al petto;
- mal di testa;
- la sensazione di dovere andare al bagno;
- gambe molli;
- sudorazione eccessiva;
- vampate;
- senso di debolezza;
- vertigini;
- sensazione di confusione mentale;
- rossore.
Uno dei primi obiettivi della terapia cognitivo comportamentale è aiutare il paziente a capire che gli sgradevoli sintomi fisici che prova durante l’attacco di panico sono solo una conseguenza dell’ansia. Non sono, dunque, pericolosi: nulla di quello che si teme accadrà veramente. Questa consapevolezza aiuta a interrompere il circolo vizioso dell’ansia ed evita un peggioramento delle sensazioni fisiche spiacevoli (vedi circuiti sopra). Inoltre, attraverso l’insegnamento di tecniche mirate (rilassamento, controllo della respirazione, ecc.) il paziente è aiutato a fronteggiare le spiacevoli sensazioni fisiche dovute agli attacchi di panico. Una particolare attenzione viene data all’insegnamento di una sana alimentazione. È infatti ormai dimostrato quanto un’alimentazione adeguata sia di prezioso aiuto a chi soffre di attacchi di panico. Oltre a insegnare al paziente come diminuire il caffè e le bevande del tipo cole, che contengono caffeina, verrà insegnato a ridurre gli zuccheri e ad avere un’alimentazione sana e consapevole.
Affrontare i problemi riguardanti l’alimentazione, le abbuffate, i mezzi di compenso e il peso corporeo, mentre il secondo affronta i temi psicologici come il concetto di sé, l’autostima, il perfezionismo, le relazioni interpersonali e le problematiche familiari.

All’inizio vi è maggior enfasi sul primo binario poi, con il miglioramento dell’alimentazione, il focus si sposta maggiormente sul secondo. Il motivo di ciò, come numerosi studi hanno evidenziato, è che la denutrizione rende impossibile un normale funzionamento psicologico per cui è necessario aver migliorato l’aspetto alimentare per poter affrontare con successo le problematiche psicologiche.



Affrontare il cambiamento come fosse un esperimento

Il trattamento può essere considerato una specie di esperimento per valutare se la cura è in grado di fornire soluzioni più efficaci e soddisfacenti rispetto a quelle ottenute con il disturbo alimentare (vedi sopra, i vantaggi dei disturbo). Se la paziente non sarà soddisfatta di quanto raggiunto potrà sempre utilizzare nuovamente la dieta e gli altri mezzi di controllo del peso per far fronte ai pro­blemi.
La motivazione al cambiamento passa attraverso fasi successive:
1.Precontemplazione (nessuna intenzione di cambiare);
2. Contemplazione (consapevolezza del problema ma nessuna intenzione di cambiare);
3. Preparazione (intenzione di fare qualcosa ma non aver iniziato nessuna terapia nell’anno precedente);
4. Azione (lavoro attivo per ­superare il problema);
5. Mantenimento.

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