La Leva di Archimede

Associazione per la libertà di cura e corretta informazione

Maria Allia

Cibi avariati ...22 agosto 2009 Blitz dei NAS :900 tonnellate

L'operazione «Cibo sicuro», effettuata dai carabinieri del Nucleo antisofisticazione - Gruppo Tutela Salute di Milano, ha portato complessivamente al sequestro di 900 tonnellate di prodotti alimentari e alla denuncia di circa 20 persone tra Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli, Liguria ed Emilia Romagna.

Tra i diversi casi scoperti nel Milanese, parecchi riguardano l'adulterazione di formaggi a pasta filata, in cui finivano cellulosa microcristallina, biossido di titanio, latte in polvere e altre sostanze vietate. In due caseifici sono stati sequestrati 3,5 tonnellate di prodotti caseari in cattivo stato di conservazione e 2,7 tonnellate di formaggi con sostanze non ammesse durante la produzione. Quattro, in questo caso, le persone denunciate. Sono state inoltre sequestrate 5.200 bottiglie di bevande analcoliche prodotte in America Latina, valore 12mila euro, contenenti additivi chimici oltre il limite consentito. I militari hanno infine denunciato per frode in commercio sette persone, titolati di altrettante aziende del capoluogo lombardo e dell'hinterland, accusate di aver prodotto e commercializzato integratori alimentari a base di fermenti lattici vivi: peccato che dei fermenti riportati sull'etichetta non ci fosse traccia.

LATTE, RAVIOLI E CIOCCOLATINI - I controlli a Brescia hanno permesso di sequestrare 8mila chili di formaggio scaduti o mal conservati e di denunciare il responsabile di una ditta della zona. Nelle province di Verona e Cremona sono oltre 24mila le confezioni di ravioli freschi, per un valore di 85mila euro circa, sequestrate perché con etichette alterate. A Cremona e Parma sono 300 i chili di mozzarella sequestrati perché «sovraccarichi» di ricotta per aumentarne la resa e oltre 835mila i chili di semilavorato per mozzarelle, per un valore di 3,5 milioni di euro, sequestrati per la mancanza di tracciabilità del prodotto. Due le persone denunciate a Cremona perché sorprese a vendere prodotti caseari al discount - oltre 4mila quelli sequestrati per un valore di 10mila euro - non conservati in modo corretto. Yogurt e latte venivano conservati «al caldo», ovvero alla temperatura di 17 gradi, anziché 4. Sempre in provincia di Cremona il sequestro di oltre 26 mila confezioni di cioccolatini impacchettati abusivamente da una ditta di cosmetici, senza rispettare le norme igieniche.

PANE E UOVA - Nelle province di Genova e Torino, nella rete dei carabinieri del Nucleo antisofisticazione sono finite oltre 18mila confezioni di pane di segale integrale e farro addizionate con ortofenilfenolo, un antimicotico usato per gli agrumi. In un centro di imballaggio di uova in provincia di Treviso sono state sequestrate 40mila uova prive di etichetta regolare. In altri due stabilimenti di Trieste e Gorizia sono stati sequestrati oltre 30mila chili di prodotti caseari conservati e congelati in modo irregolare.

ORTOFENILFENOLO
4. Rischi tossicologici legati all'assunzione di residui xenobiotici negli alimenti di O.A.

I rischi tossicologici che si possono manifestare nell'uomo in seguito all'assunzione di residui xenobiotici presenti negli alimenti di O.A. si dividono in: rischi diretti ed indiretti.

A. "Rischi tossicologici diretti" sono quelli derivanti dall'assunzione di residui contenuti negli alimenti e si distinguono in:

1. Fenomeni tossici: responsabili di sindromi tossiche nell'uomo a carico di vari organi, ipoteticamente correlati all'assunzione di xenobiotici anche in quantità modeste residuali (generalmente ppb e/o raramente ppm). Tuttavia, è molto difficile stabilire un rapporto causa/effetto fra l'ingestione di un alimento contaminato da un dato residuo e l'insorgenza di una manifestazione tossica. In questo gruppo vengono inclusi gli effetti derivanti dall'assunzione di residui di alcune molecole dotate di un'azione tossica particolare nei confronti di un organo o apparato bersaglio. Esempi classici sono:
* anemia aplastica e granulocitopenia da CAF
* nefrotossicità da sulfamidici ed aminoglicosidici
* sindrome depressiva da tranquillanti
* sindrome eccitativa da aminoglicosidici
* turbe del sistema nervoso (parestesie, atassia e disturbi della visione) dei pescatori giapponesi di Minamata che si nutrivano di pesce contenente elevate quantità di metilmercurio
* intossicazione acuta da ingestione di prodotti carnei (fegati di bovino) contenente residui di clenbuterolo (0.2-0.5 ppm), beta-agonista illegalmente usato come auxinico, i cui sintomi caratterizzati da tremori, mal di testa e senso di vertigine sono stati descritti recentemente in Francia ed in Spagna.
2. Manifestazioni allergiche: sono limitate solitamente a forme cutanee (prurito, arrossamenti, edemi) talvolta accompagnate da mal di testa e vertigini. Nei casi più gravi si può avere anche ingrossamento linfonodale e delle articolazioni, broncospasmo mentre rarissime sono l'edema di Quinck e le crisi di tipo anafilattico anche mortali.
Nella maggior parte dei casi le manifestazioni allergiche sono attribuibili a molecole naturalmente presenti nei cibi (uova, carne, latte, pesce, crostacei, ecc.); soltanto un numero molto limitato può essere imputabile all'assunzione di quote residuali di farmaci (antibiotici o chemioterapici) od altri xenobiotici. Tuttavia, il problema dell'assunzione dei residui allergizzanti non deve essere sottovalutato per due motivi:
1. i fenomeni allergici sono in continuo aumento nella popolazione mondiale
2. non è da escludere che gli alimenti possano rappresentare il mezzo attraverso cui gli individui si sensibilizzano nei confronti di alcuni farmaci, manifestando successivamente gravi forme di intolleranza dopo somministrazioni terapeutiche.
Fra gli xenobiotici maggiormente implicati nella genesi di forme allergiche ricordiamo le penicilline (veicolate attraverso il latte in seguito a terapia delle mastiti di bovini od ovini per via intramammaria). Decisamente minori sono le proprietà allergizzanti di aminoglicosidici, sulfamidici, tetracicline e macrolidi.
3. Effetti cancerogeni: è stato documentato che numerosi xenobiotici sono capaci di evocare la comparsa di neoplasie in animali da laboratorio e nell'uomo; pertanto, nonostante opinioni discordanti, dovrebbe essere evitata la presenza di qualsiasi sostanza cancerogena negli alimenti ("livello zero"). L'induzione di un tumore da parte di uno xenobiotico può essere sintetizzata in due fasi: a) I fase o di conversione neoplastica in cui si verifica la modificazione del DNA cellulare, b) II fase o di sviluppo neoplastico nella quale le cellule alterate si moltiplicano fino ad originare la neoplasia vera e propria.
In base al loro meccanismo d'azione gli xenobiotici cancerogeni si possono distinguere in: cancerogeni genotossici ed epigenetici.
I cancerogeni genotossici reagiscono direttamente con il DNA cellulare e spesso possiedono proprietà mutagene.
I cancerogeni epigenetici non posseggono invece alcuna azione sul DNA, ma sono in grado di evocare la formazione di neoplasia per mezzo di: a) effetti citotossici consequenziali a danno tissutale cronico, b) azioni ormono-simili, c)formazione di metaboliti particolarmente reattivi, d) azione promovente (c.d. "promoter act ") nei confronti di cellule neoplastiche esistenti allo stato silente.
Il rischio che il consumatore di alimenti di O.A. possa introdurre con la dieta residui di sostanze cancerogene non è da sottovalutare. Le categorie di composti che più ci interessano da questo punto di vista sono:
- farmaci ad uso veterinario
- molecole impiegate come "promotori di crescita"
- contaminanti ambientali
- biocontaminanti
- residui aggiunti
- residui neoformati
E' da sottolineare come in questi ultimi anni il rischio di cancerogenicità da farmaci ad uso veterinario è alquanto ridotto in base all'attuale legislazione, che prevede l'esecuzione di indagini tossicologiche mirate all'evidenziazione di effetti cancerogeni per le varie molecole farmacologiche (es. "test di Ames" per lo screening in vitro per cancerogeni genotiossici). Tuttavia, fino a poco tempo fa erano liberamente in commercio preparazioni c.d. "ricostituenti" contenenti sostanze cancerogene (anidride arseniosa) in grado di accumularsi nel parenchima epatico e renale. A tutt'oggi vengono illegalmente usate a scopo auxinico, soprattutto nei bovini, varie sostanze ad azione cancerogena:
- DES e derivati stilbenici (cancerogeni epigenetici in grado di indurre in specie di laboratorio formazioni di neoplasie dell'apparato genitale femminile trasmissibili alla progenie)
- "promotori di crescita" ad attività ormonale (estrogeni naturali, steroidi anabolizzanti e zeranol)
- "contaminanti ambientali": alogenoderivati organici (DDT, PCB, ecc.)
- "biocontaminanti" rappresentati in particolare dalle micotossine: aflatossina B1 (AFB1 presente soprattutto negli alimenti di origine vegetale come panelli di arachide e di lino per l'alimentazione del bestiame) potente cancerogeno a tropismo epatico, il suo metabolita idrossilato M1 che si riscontra nel latte e l'ocratossina A con proprietà spiccatamente nefrotossiche.
- "residui aggiunti" o additivi: safrolo butilidrossianisolo (BHA)= e butilossitoluene (BHT)
- "residui neoformati": nitrosamine presenti nelle carni ed in altri alimenti di O.A. dopo la cottura.
4. Effetti mutageni: sono responsabili di danni al patrimonio genetico cellulare, causati da vari xenobiotici, in particolare:
1. tossine vegetali
2. micotossine (A, F, M, ocratossina A, patulina, tossina T-2, zearalenone, ecc.)
3. residui aggiunti o additivi (acidi formico, benzoico, ortofenilfenolo, biossido di zolfo)
4. residui neoformati: nitrosamine, idrocarburi aromatici policiclici (come il benzopirene) che si originano dall'affumicamento e amine eterocicliche (IQ, MeIQ, MeIQX), con il più alto potere mutageno, che si sviluppano con la cottura degli alimenti.
5. Effetti teratogeni: sono responsabili di alterazioni a livello embrionale. Tuttavia, i rischi di effetti tossici sull'embrione e sul feto durante il c.d. "periodo critico della gestazione" ad opera di residui presenti negli alimenti sono piuttosto scarsi e riguardano per lo più i farmaci. Sembrano possedere attività mutagena:
- residui di antielmintici benzimidazolici (ABZ) presenti nel latte (cambendazolo, parbendazolo, oxifendazolo, albendazolo, febantel, ecc.) responsabili di malformazioni scheletriche nella pecora
- DES (assunto da donne in gravidanza può comportare malformazioni a carico dell'apparato genitale maschile come l'ipoplasia testicolare)
Occorre sottolineare che la teratogenicità di una molecola, a differenza degli effetti mutageni e cancerogeni, è strettamente dose-dipendente; pertanto, non è possibile stabilire una dose massima tollerabile negli alimenti sicuramente priva di rischi.

B. "Rischi tossicologici indiretti": sono quelli responsabili di fenomeni di resistenza batterica (AR), causa di insuccessi terapeutici nel trattamento di varie patologie infettive dell'uomo e degli animali sostenute da microrganismi. L'antibiotico tende a selezionare le forme antibiotico-resistenti riducendo significativamente il numero dei batteri non dotati di AR. Per tale motivo, l'additivazione dei mangimi con dosi sub-terapeutiche di chemioantibiotici è stata ritenuta responsabile della selezione di ceppi batterici AR che raggiungono l'uomo, soprattutto attraverso gli alimenti carnei ma anche attraverso il consumo di latte e uova. In caso di assunzione di antibiotici a scopo terapeutico, la rapida proliferazione di forme AR può comportare il rischio di gravi patologie anche mortali, particolarmente in individui giovani o molto anziani o immunodepressi. Fra le specie batteriche particolarmente suscettibili di contrarre AR ricordiamo Salmonella typhimurium, S. dublin, S. newport e numerosi sierotipi di E. coli.
D'altra parte, l'uso degli antibiotici e chemioterapici quali promotori di crescita negli animali da reddito è una pratica ormai consolidata da tempo negli allevamenti per gli indubbi benefici economici. Attualmente, sulla pericolosità dei residui antibatterici negli alimenti di O.A. quali cause di AR esistono due linee di pensiero:
- alcuni ricercatori ritengono tale problema poco rilevante, sostenendo che le basse dosi di antibatterici non sono in grado di sviluppare AR poiché, in tal caso, questi trattamenti perderebbero la loro efficacia
- altri ricercatori sostengono, invece, che la pratica dell'additivazione dei mangimi sia una delle cause principali dell'AR. Secondo tali studi, il fattore R plasmidico può essere trasferito a ceppi patogeni di Salmonella, non solo secondo la direzione animale --> uomo ma anche in maniera inversa, cioè uomo --> animale. Fra le preparazioni alimentari carnee maggiormente implicate nei fenomeni di AR vi sarebbero gli hamburger e le bistecche "al sangue".

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